Antonello Di Gennaro
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Di Santo in Santo Sculture di Anna Maria Di Terlizzi

“Di Santo in Santo” – Sculture di Anna Maria Di Terlizzi – Chiesa di San Pietro Barisano – Matera
Scrive Massimo Guastella nella plaquette che accompagna la mostra «Nella solidità della scultura, le antiche santità ricostruite dall’artista sviluppano un forte spirito di appartenenza al territorio, riadattando ’iconismo ieratico orientale, che è alle fondamenta della nostra Arte, con aggiornata sensibilità manuale e concettuale. L’impiego di materiali eterocliti, quotidiani objects trouvés, che reinventano un alfabeto semantico, conferisce valore di attributi identificativi ab origine alle immagini sacre, oggi devozionalmente desuete, dalla riconoscibilità caduta nell’oblio. Vi si coglie, non di meno, una vena ludica-giocosa [fors’anche estratta dal mondo dell’infanzia], che alleggerisce la religiosità e solennità dei soggetti, incanalando l’elaborazione poetica in una versatile sintesi di reminiscenze surrealiste, elementi neocubisti, riferimenti pop e ingredienti poveristi. Entro anime di legno verticalizzanti, la stilizzazione iconica di Anna Maria Di Terlizzi, formata di pezzi assemblati, sovrapposti, incastrati, ma anche espressa nel colore, risulta di immediata e diretta narrazione. Santiarcaici ritornano, restituendoci con inattesa freschezza un immaginario di matrice mediterranea, intriso del gergo contemporaneo delle “arti plastiche”».
Riportiamo inoltre, la testimonianza del poeta Lino Angiuli che della mostra di Anna Di Terlizzi scrive: «Chissà com’è contenta Matera, la mater dai cento uteri di tufo, chissà com’è contenta di ospitare la galleria di santi nostrani che Annamaria ha collocato sull’altare di un’arte antropologicamente fondata per venerarli all’insegna della sua coerente e versatile cifra creativa. È un po’ come se, dopo aver fatto il giro del mondo e dei secoli, Sannicola, Sanmichele, Sanrocco, a capo di una congrega di consorelle e confratelli, avessero nostalgia di tornare a casa, quella stessa casa ricavata grattando con le mani benedette per venire da queste parti ad abitare nicchie cappelline edicole santuari tabernacoli. Una rientranza, un’arcata, un grotta e la loro benedizione era acquisita, in cambio di cerotti, candele, sospiri quotidiani e ‒ perché no? ‒ qualche bestemmia allentata come segno di prossimità confidenziale».
Una mostra insolita e intrigante, allestita all’interno di un luogo che già in passato è stato teatro di importanti iniziative culturali e mostre performative.
L’immagine coordinata della mostra è stata curata da Paolo Azzella di Quorumitalia [Bari].
Chissà com’è contenta Matera, la mater dai cento uteri di tufo, chissà com’è contenta di ospitare la galleria di santi nostrani che Annamaria ha collocato sull’altare di un’arte antropologicamente fondata per venerarli all’insegna della sua coerente e versatile cifra creativa. È un po’ come se, dopo aver fatto il giro del mondo e dei secoli, Sannicola, Sanmichele, Sanrocco, a capo di una congrega di consorelle e confratelli, avessero nostalgia di tornare a casa, quella stessa casa ricavata grattando con le mani benedette per venire da queste parti ad abitare nicchie cappelline edicole santuari tabernacoli. Una rientranza, un’arcata, un grotta e la loro benedizione era acquisita, in cambio di cerotti, candele, sospiri quotidiani e ‒ perché no? ‒ qualche bestemmia allentata come segno di prossimità confidenziale.
L’alleanza tra queste due donne creatrici, Matera e Annamaria, può e deve funzionare come efficace rimedio contro la diffusa amnesia culturale che ha infettato i nostri giorni dis-tratti e “post”. Piuttosto che rinforzare la memoria con prodotti farmaceutici, possiamo visitare e incontrare queste presenze che, nonostante tutto, hanno saputo ben custodire la nostra identità culturale e continuano a rammentarci un mucchio di cose ancora calde sotto la cenere del tempo.
A contatto con queste icone tridimensionali, possiamo ricordare che, quando i santi erano di creta, ci venivano in sogno dandoci del tu e ci aiutavano a fare l’olio o a tenere a bada qualche malanno. Possiamo ricordare come vestivano e da dove venivano, quasi sempre a piedi, quasi sempre da oriente, dove il sole comincia a dire buongiorno e dove Bisanzio allestiva devozioni per poi spedirle dalle nostre parti (di fronte ai nostri rigurgiti etnocentrici, dovremmo pensarci più spesso al fatto che la nostra religiosità è impregnata di colori orientali!). Possiamo ricordare che quei Santi, questi Santi rinati dalle mani, dalla mente e dal cuore di Annamaria, sono stati compari dei nostri contadini e se la facevano con mille Mariette e mille Peppini, esperti di processioni e devozioni: non solo preghiere ma anche birre provoloni luminarie e barbieridisiviglia.
In sostanza, questa mostra ci ricorda che, quando i santi erano di creta, per dire io dovevi dire noi.
Lino Angiuli
Di Santo in Santo. Sculture di Anna Maria Di Terlizzi nella Chiesa di San Pietro Barisano dall’8 settembre all’8 ottobre 2016, testo di Massimo Guastella
Santi e Sante ritornano.
Risale al 2003 l’avvio dei Santi, serie ideata da Anna Maria Di Terlizzi, che in quell’anno li espose per la prima volta al Castello di Monopoli. Le imponenti figure, che raggiungono due metri d’altezza, appaiono un po’ sculture un po’ installazioni, presupposto delle sue creazioni artistiche. Le “icone tridimensionali”, così definite da Clara Gelao, costituiscono una fase, non conclusa, dell’articolata attività di pittrice, scultrice, orafa, designer e ceramista (si veda Maria Maddalena), un continuum di militanza nella ricerca visiva, attestata da almeno un cinquantennio con differenti tecniche e materiali tradizionali, legno, pietra, bronzo e creta (nelle sue varie declinazioni), e soluzioni innovative, resine, acciaio, forex, plexiglass, neon, vetro, tessile e così via. Come rilevabile dalla fortuna critica, e largamente condivisibile, tratto comune nei suoi lavori è il legame con la civiltà nel Mediterraneo, nel ricorrente accostamento tra identità storica e attualità idiomatica.
Sui Santi, derivanti, per suggerimento della stessa artista, «dalla visione delle statue in traballante processione osservate durante uno spettacolo di Vito Maurogiovanni» (Gelao, 2007), valgono le analisi interpretative pubblicate in occasione della mostra personale barese del 2007, che orientavano sugli aspetti iconografici e propriamente stilistici, nel commento critico firmato da Clara Gelao, e sulle componenti mitologiche e antropologiche, nella lettura estetica che ne faceva Vincenzo Spera. Per entrambi gli studiosi, l’approdo pare essere il principio antropocentrico del sacro, attraverso cui le composizioni plastiche di Anna Maria Di Terlizzi tendono, aggiungerei, a far convivere i binomi materia e concetto, figura e astrazione geometrica, riproduzione e interpretazione, simbolo e divino, reale e ideale, mito e storia, memoria e presente, tradizione e rinnovamento.
Nella solidità della scultura, le antiche santità ricostruite dall’artista sviluppano un forte spirito di appartenenza al territorio, riadattando l’iconismo ieratico orientale, che è alle fondamenta della nostra Arte, con aggiornata sensibilità manuale e concettuale. L’impiego di materiali eterocliti, quotidiani objects trouvés, che reinventano un alfabeto semantico, conferisce valore di attributi identificativi ab origine alle immagini sacre, oggi devozionalmente desuete, dalla riconoscibilità caduta nell’oblio. Vi si coglie, non di meno, una vena ludica-giocosa (fors’anche estratta dal mondo dell’infanzia), che alleggerisce la religiosità e solennità dei soggetti, incanalando l’elaborazione poetica in una versatile sintesi di reminiscenze surrealiste, elementi neocubisti, riferimenti pop e ingredienti poveristi. Entro anime di legno verticalizzanti, la stilizzazione iconica di Anna Maria Di Terlizzi, formata di pezzi assemblati, sovrapposti, incastrati, ma anche espressa nel colore, risulta di immediata e diretta narrazione. Santi arcaici ritornano, restituendoci con inattesa freschezza un immaginario di matrice mediterranea, intriso del gergo contemporaneo delle “arti plastiche”.
Massimo Guastella
Biografia di Anna Maria Di Terlizzi
Anna Maria Di Terlizzi, già docente di discipline plastiche presso gli Istituti d’Arte di Corato e Bari, partecipa sin dal 1966 a collettive e numerose mostre personali.
Ha eseguito realizzazioni scultoree in bronzo, pietra e acciaio per Istituzioni pubbliche e religiose: Polittico commemorativo in bronzo per il IX centenario della traslazione di San Nicola da Mira a Bari nella Basilica di San Nicola. Fonte battesimale e Polittico per la Chiesa di Sant’Enrico in Bari. Fonte battesimale per la Chiesa di Santa Croce in Bari. Fonte battesimale per la Cattedrale di Grumo (Ba). Allestimento della Cappella del Sacramento, bassorilievi e sculture per la Chiesa di San Rocco in Bari. Busto per la fondatrice delle Suore di San Sisto in Roma. Coppa della fratellanza per la Fondazione Antiusura per S.S. Giovanni Paolo II. Monumento di San Pasquale in pietra collocato a Bari nell’omonima piazza. Bassorilievo in bronzo e realizzazione della cancellata artistica in acciaio della Chiesa di San Pasquale a Bari. Monumento all’on.le Giuseppe di Vittorio in Gravina di Puglia (Ba). Bassorilievo Commemorativo Nicolaiano per il Camping San Giorgio a Bari. Busto per il fondatore del Conservatorio Musicale “Nino Rota” Bari. Croce per la Cappella del Porto di Bari. Stele nicolaiana commemorativa in pietra in Palazzo Simi, Soprintendenza del MiBACT, Bari. Opera in bronzo Madonna del Magnificat per la Chiesa di San Pasquale a Bari.
Assegnazione del premio speciale delle giurie per la poesia Banderas Negras in lingua spagnola dell’Osservatorio Teatrale, Bari.
Ha pubblicato il suo primo libro di favole Priscilla e il bell’anatroccolo.
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